Bambino Gesù, la bimba vittima della madre salvata in extremis

Bambino Gesù, la bimba vittima della madre salvata in extremis

Dottoresse e infermiere per due volte la rianimano e denunciano la madre, poi arrestata. La piccola è ancora in ospedale, le sue sorelline in una casa famiglia

di Fulvio Fiano
Ospedale

Trenta secondi davanti a una bambina in arresto cardiaco sono un tempo non calcolabile sul piano emotivo. Ma non solo per questo Anna Chiara Vitucci, Annagrazia Cillis, Katiuscia Noceta, Chiara Federici, dottoresse (le prime due) e infermiere del Bambino Gesù hanno fatto qualcosa di più del loro dovere nel salvare la vita ad Anna. Le hanno anche regalato un futuro, contribuendo a far arrestare la mamma che l’aveva avvelenata.

La fortuna di questa bambina di 3 anni comincia per paradosso quando il 30 novembre dal Santobono di Napoli viene trasferita al Bambino Gesù perché i medici non riescono a venire a capo della sua patologia. A Roma le diagnosticano una desaturazione, carenza di ossigeno nel sangue, e — secondo paradosso — non sarà questa a mettere più a rischio la sua vita.

Dopo quattro giorni di accertamenti, il 4 dicembre alle 9, Anna va in crisi convulsiva con arresto cardio-respiratoria. Trenta secondi che in qualunque altro ospedale le sarebbero forse costati la vita. Viene salvata dall’intervento tempestivo e competente della dottoressa Vitucci e dell’infermiera Nocera, che pure nella concitazione non possono però non notare come l’unica persona a non agitarsi — oltre a loro, fortunatamente — è la mamma della bambina. Il secondo campanello d’allarme suona quando gli esami successivi alla crisi rivelano tracce di benzodiazepine nell’urina della piccola paziente. Non ci sono ragioni mediche (nessun farmaco è stato somministrato) né naturali (l’organismo non ne produce) perché quel sedativo, sia presente.

La gravità dell’episodio e i sospetti fanno sì che la stanza venga «piantonata» dal personale ospedaliero con attenzione doppia. E quando all’1.25 del 18 dicembre il cuore di Anna va in peri-arresto per 15 secondi, prima la dottoressa Cillis e l’infermiera Federici la salvano. Poi le urine rivelano di nuovo benzodiazepine.

Il passo successivo è la segnalazione all’autorità giudiziaria che ha portato ieri all’arresto per tentato omicidio da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci. Intanto Anna è guarita, i giudici l’hanno allontanata anche dal papà e dai nonni che tutto sapevano e al Bambino Gesù, come spesso accade, medici e infermieri l’hanno «adottata». E nessuno ha fretta di dimetterla per farla finire, come le sue sorelle, in una casa famiglia.

Gennaio 2017 | © Corriere della Sera

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