In pronto soccorso per un sospetto infarto... Ecco le procedure velociIn pronto soccorso per un sospetto infarto... Ecco le procedure veloci

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Esplora il significato del termine: L’esame della troponina ad alta sensibilità e l’angio-TC aiutano a dirimere i casi dubbi più velocemente rispetto ai test del passato: snellire i percorsi serve per gestire meglio tutti i pazientiL’esame della troponina ad alta sensibilità e l’angio-TC aiutano a dirimere i casi dubbi più velocemente rispetto ai test del passato: snellire i percorsi serve per gestire meglio tutti i pazienti.

di Elena Meli
Pet Tac Cuore
Infarto: percorso veloce
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Un dolore al petto e si corre in pronto soccorso. Dove però, se i segni dell’infarto non sono immediatamente evidenti, può capitare di dover restare in osservazione molto a lungo: la diagnosi di esclusione è complessa e i test necessari, come l’analisi della troponina, richiedono svariate ore di attesa. Accelerare le procedure però è possibile: lo hanno spiegato gli esperti riuniti a Firenze per il congresso del Centro Lotta contro l’Infarto Fondazione Onlus, sottolineando le peculiarità dei test della troponina ad alta sensibilità e dell’angio-TC, i due esami che più potrebbero aiutare a ridurre i tempi per la diagnosi.

Test della troponina
I dati degli accessi in emergenza fanno capire quanto la svolta sarebbe opportuna: il dolore toracico è la seconda causa per cui ci si rivolge al pronto soccorso ed escludendo i pazienti con infarto in atto evidente, gli altri dopo l’esame clinico, l’elettrocardiogramma e i test sotto sforzo devono restare in osservazione per escludere che ci sia un problema in corso non ancora rilevabile. Solo il 10-15 per cento di questi soggetti ha davvero una sindrome coronarica acuta in atto, per cui la maggioranza rimane in pronto soccorso anche tutta una notte senza che ce ne sia una reale necessità: test diagnostici più rapidi sono perciò utili anche per snellire le liste d’attesa e non ingolfare i dipartimenti di emergenza. «La troponina ad alta sensibilità è un esame molto valido a questo scopo – spiega Laura Gatto, cardiologa al San Giovanni Addolorata di Roma e coordinatore scientifico del congresso –. Questa proteina si trova nelle cellule del cuore, se la vediamo nel sangue significa che le cellule cardiache sono morte e quindi c’è un infarto; il test standard prevede di dosare la troponina tre volte nell’arco di 18 ore, per quello ad alta sensibilità bastano due prove a distanza di circa tre ore. L’esame resta comunque molto efficace, riduce i tempi di diagnosi e se i valori sono molto bassi e non variano fra le due misurazioni si può escludere l’infarto; se la probabilità di infarto è alta e i valori salgono, si può decidere per una valutazione più invasiva (come la coronarografia, ndr)».

Angio-TC per accelerare i tempi
In alcuni casi i test ematici come la troponina non aiutano a dirimere i dubbi, ma resta il sospetto che ci sia comunque un problema, per esempio un infarto NSTEMI, fra i più difficili da diagnosticare. In questi pazienti l’angio-TC può essere una soluzione, ovviamente dopo essere stati sottoposti a test ergometrici ed ecocardiografia sotto stress: «Si tratta di un esame non invasivo senza uso di mezzo di contrasto che aiuta a ricostruire l’albero coronarico con precisione e a valutare l’instabilità delle eventuali placche aterosclerotiche, adatto ai pazienti con dolori al petto che non sono altrimenti spiegati – osserva Francesco Prati, presidente del Centro Lotta contro l’Infarto –. Può evitare coronarografie inutili, perché se risulta negativa si può escludere l’infarto, e contribuire a ridurre le attese in pronto soccorso; la dose di raggi sta continuamente diminuendo e anche i falsi positivi, ovvero i casi in cui l’angio-TC indica un restringimento in una coronaria che poi però non si ritrova alla coronarografia. Perciò, se ben utilizzata, può essere molto utile in pronto soccorso aiutando a fare diagnosi più accurate. Esistono certamente limiti: quando si usa l’angio-TC è maggiore il ricorso alle procedure di rivascolarizzazione proprio per il problema dei falsi positivi, ma i nuovi macchinari sembrano in grado di migliorare anche questi aspetti. Un utilizzo combinato con la troponina ad alta sensibilità potrebbe costituire un vero passo avanti per lo snellimento delle liste d’attesa in pronto soccorso e soprattutto per curare meglio e in maniera più tempestiva tutti i pazienti».

Marzo 2017 | © Corriere della Sera

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