Scompenso cardiaco: scoperto l’enzima che causa la fibrosi del miocardio

Scompenso cardiaco: scoperto l’enzima che causa la fibrosi del miocardio

Si chiama Loxl2 ed è un enzima coinvolto nello sviluppo della fibrosi che altera la funzione di pompa del muscolo cardiaco, portando a o peggiorando una condizione di scompenso cardiaco. Studi preliminari suggeriscono che sembra possibile far regredire o bloccare la progressione della fibrosi, attraverso l’inibizione di questo enzima. Una ricerca internazionale che apre le porte alla speranza di una nuova cura contro lo scompenso cardiaco
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E’ una delle principali cause di ricovero ospedaliero in tutto il mondo occidentale ed è gravata da un’elevata mortalità anche a breve termine (50% a 5 anni dalla diagnosi). Per questo la comunità scientifica internazionaleè alla ricerca di nuove possibilità terapeutiche e di prevenzione dello scompenso cardiaco.

E’ di oggi la notizia che un gruppo di ricerca internazionale, costituito da ricercatori americani della Indiana Universitye della Stanford University, da tedeschi dell’Università Charité di Berlino e spagnoli dell’Università di Navarra ha individuato un enzima che potrebbe portare ad una terapia personalizzata dello scompenso cardiaco. La ricerca è pubblicata sull’ultimo numero di Nature Communications.

“Lo scompenso cardiaco rappresenta una grossa sfida per la società – afferma uno degli autori dello studio, Javier Díez dell’Università di Navarra– essendo la principale causa di ricovero ospedaliero negli over 65, rappresentando il 3% di tutti i ricoveri e assorbendo il 2,5% del budget sanitario complessivo. Ciò significa che bisogna muoversi in due direzioni per ottimizzare le risorse sanitarie a disposizione: da una parte tentare di ridurre il numero dei casi incidenti e migliorare prognosi e qualità di vita dei pazienti con scompenso cardiaco; dall’altra fare ricerca sui meccanismi alla base dello scompenso cardiaco, così da mettere a punto dei trattamenti più sicuri ed efficaci di quelli attualmente a disposizione.
E in quest’ultima direzione vanno appunto i risultati dello studio appena pubblicato su Nature Communications. Questa ricerca ha infatti evidenziato che un eccesso di lisil-ossidasi-like 2 (Loxl2) sarebbe in grado di determinare quell’eccesso di fibrosi del muscolo cardiaco, che ne altera il normale funzionamento e facilita la comparsa di scompenso cardiaco.
Nei cuori umani patologici, Loxl2 risulta up-regolato nell’interstizio cardiaco e i suoi livelli correlano con il crosslinking del collagene e con il grado di disfunzione cardiaca. Loxl2 risulta elevato anche nel siero dei pazienti scompensati e mostra una buona correlazione con altri biomarcatori di scompenso.
La riprova dell’importanza di questo meccanismo sta nel fatto che l’eliminazione di questo eccesso di Loxl2porta alla correzione della fibrosi e migliora la funzionalità cardiaca, prevenendo in questo modo la comparsa o la progressione dello scompenso.

In altre parole, l’enzima Loxl2 sembra avere le caratteristiche ideali per diventare un nuovo bersaglio terapeutico nello scompenso cardiaco.

I prossimi step di questa ricerca prevedono la messa a punto di un test diagnostico che consenta di rilevare un eccesso di attività di questo enzima a livello cardiaco; i test verranno effettuati presso l’Università di Navarra da gruppo di ricerca Biomarcs, un team pionieristico nel campo dei biomarcatori dello scompenso cardiaco.

Parallelamente procede la ricerca di inibitori dell’enzima Loxl2, che potrebbero portare ad un trattamento personalizzato dello scompenso cardiaco.

“Si tratta di una strategia –afferma Díez - che potrebbe risultare preziosa in almeno il 50% dei casi di scompenso cardiaco, per i quali al momento non disponiamo di alcun trattamento. In questi soggetti, le alterazioni di performance del cuore sono dovute alla fibrosi del muscolo cardiaco; per questo la possibilità di andare a sopprimere questo enzima rappresenta un’alternativa terapeutica assai promettente”.

Maria Rita Montebelli

Gennaio 2017 | © Quotidiano Sanità

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